È stato bello.

È stato bello poter provare a capire le tue contraddizioni, le tue pulsioni, i tuoi continui flussi di emozioni esagerate. È stato bello assaggiare la tua cucina, le tue empanade, la tua fantastica carne con l’asado, provare il tuo Mate e, lo ammetto, rimanerne innamorato tanto da comprarne uno. È stato bello conoscere le tue fantastiche montagne, alte e impervie, meravigliose e selvagge. È stato bello conoscere la tua storia, difficile e piena di soprusi, ma allo stesso tempo piena di dignità e rivoluzioni, di forza e coraggio. È stato bello abbracciare le Madres de Plaza De Mayo a Buenos Aires e condividere con loro una emozione che mi porterò per tutta la vita nel cuore. È stato bello ammirare la tua natura, i tuoi animali, rimanere scioccato davanti alla bellezza dei pinguini, al loro essere così romanticamente goffi, davanti ai leoni marini e a tutti quelli che ho incontrato nella mia strada. È stato bello perdersi nei barri della tua capitale, potente e incomprensibile, piena di vita reale forte che ti squarcia dentro, fatta di sport e disagio, amori e lavoro, rivincite e arte, sorrisi e innovazioni, una capitale che non dorme mai, che ha mille colori. È stato bello ascoltare il tango e vederne la sensualità disarmante. È stato bello piangere davanti a alle cascate di Iguazú e al Ghiacciaio Perito Moreno, perché ne avevo bisogno, dovevo liberarmi e tutta quella bellezza mi ha reso ancora più determinato a proseguire il mio viaggio. È stato bello conoscere le persone che ti abitano, ascoltare le loro storie, innamorarsi dei loro vissuti, poterle abbracciare e baciare, discutere e scherzare. È stato bello ballare la Cumbia nelle tue feste di paese, bevendo Fernet e e Cola. È stato bello il vento, il freddo, il caldo, l’umidità, i bus di 24 ore, gli ostelli di disagio.

È stato bello Argentina.

Ora però, ho scelto di salutarti, per poco eh, ma vado in Cile. Ho voglia e bisogno di scoprire altri luoghi e altre meraviglie.

Sei stata per me il giusto e perfetto ingresso in latinoamerica, e perdonami se ti scrivo questa lettera dandoti del tu, ma sono certo che con il tuo carattere capirai senza problemi. Sei tanto simile all’italia, al mio Paese, che non se se è un bene o un male. E forse è proprio questa la tua forza. Vivi di continue sollecitazioni e cambiamenti che ti rendono sempre appetibile. Insomma mi sei piaciuta dall’inizio.

Vabbe, mi svelo, la mia è una lettera d’amore. Ma amore vero. Perché l’amore che ho imparato a donarti è frutto di qualcosa di genuino. È frutto della sensazione di libertà che mi ha regalato con le tue enormi distanze, i tuoi ritmi allegri. È come quando conosci qualcuno o qualcuna che ti fa sorridere dal primo istante. Come puoi non amarlo/a? Ricordi quando sono arrivato a Buenos Aires e volevo ricaricare la tessera dei mezzi e non sapendo quanto costavano volevo mettere nella tessera 20 euro e l’addetto è uscito dal gabbiotto e sorridendo e quasi abbfacciandomi mi ha fatto capire a gesti, proprio come facciamo noi italiani, che con 20 euro, sui mezzi, ci viaggiavo un mese? Che risate. Ho imparato ad amarti, ho imparato conoscerti. Lo sai che ti ho anche scelto perché hai dato i natali ad Ernesto Guevara? Perché sono cresciuto con i suoi ideali? Perché uno dei sogni più grandi che avevo era vedere la Patagonia? O stare stretto stretto con i Pinguini?

Tutte le persone che ho incontrato mi hanno lasciato un segno. Tutte. Soprattutto i ragazzi e le ragazze di Ni Una Menos, che mi hanno raccontato le loro lotte per l’aborto legale, contro un patriarcato dirompente e la violenza dell’uomo sulla donna. Le loro storie sono un pugno nello stomaco, lo sai no? Pero allo stesso tempo mi hanno regalato un enome spinta propulsiva. Perché sono libere, belle. Hanno una forza inimmaginabile e tanta dignità. E vinceranno.

Avrei “un montón” di cose da scriverti, perché un mese di Argentina non si possono ridurre a poche righe e spero di trovare il tempo, ma per ora, ti basta sapere che questa mia lettera per te è frutto di reale ammirazione, di veriteria passione.

Però ora è tempo di andare, devo salutarti perché il mio bus per il Cile parte tra poco. Mi aspettando altre storie, altre avventure e racconti in terra cilena. Arriverò a Santiago tra 6 o 7 ore. Chissà.

Prendo il mio zaino, ti abbraccio forte e non ti nego che una lacrimuccia mi scende.

Gracias Querida Argentina


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