QUI la prima parte del racconto.

Habana.

Habana non è solo la capitale di Cuba, Habana è un concentrato di contaminazioni caraibiche, un mix quasi perfetto di vita pulsante, quella vita vera che ti travolge e ti inebria completamente i sensi. Come puoi non farti trasportare dal suono dei clacson delle macchine che sfrecciano veloci nei viali così come dei vicoli, dalla musica che sale dagli usci delle case fino alle strade più trafficate, dalla moltitudine di odori delle piazze del centro?

Come vi scrivevo prima io son rimasto quattro giorni nella capitale e penso che siano sufficienti per poter assaggiare un po il ritmo dell’Habana. Ho scelto di stare al Vedado, che vi consiglio, zona tranquilla e residenziale, di fronte al Malecon, il lungomare, e al mare, che ho usato come base, per partire ogni volta all’esplorazione della città.

Appena arrivato mi sono catapultato in centro, curioso come non mai, e ho girovagato per le viuzze dell’Habana vecchia, la zona più antica, un insieme di piazze e strade pittoresche, di stile coloniale, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Indubbiamente , quando si pensa all’Avana , la prima area che viene in mente è questa poichè è la parte più caratteristica della Città. Habana Vecchia è un quartiere popolare , molto animato, di giorno e di notte, praticamente un crogiolo di gente che va e viene, si ferma, lavora, passeggia, vive e balla.

L’Avana, capitale di Cuba, è la più grande città dei Caraibi e uno dei centri urbani più ricchi di cultura al mondo. L’apprezzamento della città per il suo passato coloniale è lì, in piena vista: una sfilata di castelli, cattedrali, palazzi e musei.

Ma se la storia è cullata nell’Avana, qui la cultura è celebrata, condivisa, e goduta con esuberanza. L’amore di Cuba per la musica e la danza si rovescia per strada, esce dai club, dai cabaret e dalla salsa improvvisata sui marciapiedi. La città vanta alcune delle migliori scuole e compagnie di danza del mondo, e la sua comunità teatrale è senza pari in tutti i Caraibi. Ci sono vivaci circoli del cinema, teatri comici, gallerie d’arte che spaziano dall’eclettico (lungo la pedonale Calle Obispo) all’esteso (Museo Nacional de Bellas Artes). Ovunque negozi di libri. L’Avana è una città che ispira e adora i propri scrittori, poeti e filosofi. Nessuna meraviglia, quindi, se qui hanno messo radici uomini come Ernest Hemingway e Federico Garcia Lorca.

La linea costiera dell’Avana è lunga, scintillante, e offre quasi 15 km di spiagge eccellenti e reef corallini che possono essere ammirati sia sopra sia sotto l’acqua.

Per chi è alla ricerca di oasi urbane, i 670 ettari di verde del parco Lenin offrono uno spazio più che abbondante per comunicare con la natura.

Tra castelli e piazze, mi sono fermato alla Bodeguita del Medio a bere un Mojto. Mi sono seduto al bancone. C’era poca gente intorno alle 19, due artisti cantavano musiche caraibiche dal vivo, suonando chitarra e pianoforte, mentre una ragazza ballava nel locale. Tutto intorno c’era Ernest Hemingway. Foto, suoi testi, quel posto era anche suo. Quel posto trasudava le sue sbronze, la sua arte, i suoi capolavori, le sue chiacchierate. Il barista attacca subito bottone, mi chiede di dove sono e come mai fossi solo. Si chiama Manuel. Mi racconta che lavora da poco li, ma che ha letto tutti i libri di Ernest, mi consiglia una bottega un poco più avanti che vende libri antichi che sono delle chicche. Alla fine, rimango li un oretta, bevo due Mojto, e mentre sto salutando Manuel, una signora cubana sulla sessantina, che stava ballando proprio li fuori, mi prende la mano e con un sorriso mi fa cenno di seguirla. Salsa. Si muove sinuosa, felice,mi trasporto nel suo di mondo e io la seguo molto volentieri. Non avevo mai ballato la salsa in quel modo.


Qui nelle strade ci sono ancora i bambini che giocano, che usano la strada come strumento per socializzare, parlare. Gli anziani e gli adulti fanno capannelli nei vicoli per giocare a domino. I ragazzi e le ragazze praticano la boxe ed iniziano proprio nelle strade. La boxe, ad esempio, non è solo uno degli sport più popolari qui,oltre al baseball, ma è uno stile di vita che noti subito. Non è legato nè al denaro, nè al professionismo. E’ il modo di intrecciare legami fin da subito, un modo per partire e ripartire, praticando sport dal basso, a volte autogestito dagli stessi ragazzini.Avevo letto prima di partire Pugni e Socialismo (QUI potete comprarlo)
e mi sono ritrovato in ogni frase del libro. Basta allontanarsi poi, dal centro dell’Habana per scoprire una Cuba autentica, meno turistica e più intrigante. Sono stato a pranzo nel ristorante 
La Guarida, dove hanno girato il film Fresa y Chocolate e non solo ho mangiato benissimo ma mi sono sentito catapultare per davvero in un altra epoca.Le strade sono pulitissime, non vedi immondizia ( o per lo meno viene subito rimossa), non vedi squallore o sporcizia. Non c’è frenesia, non c’è velocità. Tutto viaggia a bassa velocità e a ritmi più dolci. Lo vedi quando ordini al bar qualcosa. I baristi non hanno fretta nel servirti. Fanno con calma. E tu impari ad aspettare. Tanto che fretta hai? dove devi correre? Si impara ad assaporare i momenti.

Ho visitato la fabbrica dell’Havana Club, rhum buonissimo a mio avviso, e quella dei sigari Partagas. E ogni volta che mi fermavo da qualche parte, c’era sempre qualche cubano o qualche cubana che attaccava bottone. Con alcuni ho stretto amicizia, ci siamo scambiati numero e mail.

Ad ogni angolo di strada c’è un monumento a Josè Martì. E che dire a tal proposito? Martì per i cubani è molto di più che uno scrittore o un poeta, è un vero e proprio eroe nazionale. José Martì è considerato come uno dei più grandi scrittori del mondo ispanico. La sua importanza, tuttavia, deriva dall’universalità del suo pensiero senza tempo. Martì dedicò la sua vita a porre fine al regime coloniale in Cuba e a prevenire l’isola di cadere sotto il controllo di qualsiasi paese le cui ideologie politiche fossero contrarie ai principi da lui sostenuti. Con quegli obiettivi e con la convinzione che la libertà dei Caraibi era cruciale per la sicurezza dell’America Latina e al bilanciamento di forze nel mondo, Martì dedicò il suo talento a forgiare il destino di Cuba. Martì fu un rivoluzionario, una guida e un mentore. La sua vasta esperienza ed educazione gli permise di muoversi confortevolmente nei campi più svariati cosa che rende i suoi insegnamenti così ricchi ai suoi discepoli.

Sono tante le cose da vedere all’Habana,ma una cosa mi ha davvero tanto colpito in questi 4 giorni a zonzo per la città e ve la voglio raccontare. Una sera ero a mangiare in una trattoria nella zona del Barrio Chino.Piccola premessa. Non sono mai voluto andare nei ristoranti/posti turistici ( ad eccezione della Guarida), nè tantomeno ho mai seguito le indicazioni della Lonely Planet. Cercavo i posti più popolari possibili. Comunque torniamo al racconto. Mentre cenavo, nel tavolo di fianco, una coppia di cubani parlava ad alta voce. All’improvviso la ragazza, mi saluta e mi chiede di dove sono. Insomma iniziamo a parlare. Gli racconto del mio viaggio. Loro sono una coppia giovane di Santa Clara. Lui è un medico, lei una professoressa. Era il mio secondo giorno nella capitale e provo a chiederli se conoscono dei posti tipo i nostri centri sociali( posti abbandonati al degrado che le persone, o un gruppo di persone recuperano per restituirli al quartiere e promuovere musica, cultura, eventi, politica, arte, per esempio a Torino esistono, tra gli altri, il Csoa Gabrio o il Csoa Askatasuna). Loro mi guardano perplessi e non capiscono. Ok, normale mi dico. Ma poi loro iniziano ad approfondire il discorso sul fatto che da noi in Italia ci siano centinaia di posti abbandonati o sfitti. All’Habana, ma in tuta Cuba in generale, questo è un obbrobrio. Non esiste posto vuoto. Non ci sono case abbandonate. Tutti hanno un tetto. Tutti hanno un posto dove andare. Non ci sono senza fissa dimora per le strade. Non esistono bambini che dormono fuori casa. Insomma, dicono loro, possiamo discutere sulla fatiscenza o meno di alcune case o edifici, ma di certo, non lasciamo i palazzi vuoti, ma li riempiamo di vite, di storie, di contenuti. La serata è piacevole e mi fermo a chiacchierare con loro.

Quattro giorni passano in fretta e io mi faccio consigliare da Isabella, la mia proprietaria di casa, un posto dove andare a Santa Clara, mia prossima meta. Il giorno prima di partire vado da Viazul e prenoto un posto.

L’Habana è lo specchio di Cuba, città che ha mille contraddizioni.

Ma la bellezza è proprio lì.


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