Il Cile ha segnato un solco, un solco indelebile per me, per tanti e tante. Da quel viaggio nel territorio di Abya Yala (cosi’ chi vive in Sudamerica chiama la sua terra, che noi europei chiamiamo Sudamerica) ho sperimentato complessità che mai prima avevo sperimentato, conosciuto percorsi grandi e piccoli, trovato pezzetti di sogni, desideri, passioni. Soprattutto ho provato a riflettere sui privilegi, sulle forme di lotta e resistenza. Ho dovuto rivedere alcune mie convinzioni. Ho pianto. Sono caduto. Ho riso. Ho amato. Ho abbracciato. Ho sbagliato. Ho parlato ma soprattutto ho ascoltato. Ho iniziato a ridefinire schemi e linee che da tempo avrei dovuto rivedere. Ho incontrato attiviste e attivisti, sono stato ospite di famiglie, compagne e compagni, gente che mi apriva le porte di casa come un fratello, una sorella.

Quel viaggio mi ha sbattuto in faccia tutti i miei privilegi da bianco, da uomo, da eterosessuale, da europeo. In quel viaggio molte mie certezze sono cadute, qualcuna ha vacillato. Altre si sono rafforzate. Come ad esempio che solo lottando per la dignità di tutti e tutte si può essere felici. Come ad esempio il sistema neoliberale produca solo devastazioni e soprusi. Come per esempio non può esserci lotta al capitalismo senza lotta al patriarcato. E come ad esempio il mutualismo, i quartieri, i territori siano fulcri da dove ripartire e reinventare tutto.

Per riprendersi tutto.

Ho provato in questo lungo viaggio a fotografare un pezzetto di vita, un pezzetto di popolo che esplodeva e si ribellava.

Ne è nata una mostra. [ PER COMPRARE LE FOTO ORIGINALI CLICCA QUI ]


La Mostra Fotografica PLAZA DE LA DIGNIDAD- FOTOGRAFIE DI UNA SOLLEVAZIONE POPOLARE organizzata e fortemente voluta con Chile Despertó Italia e curata da una grande donna, una compagna di viaggio che si chiama Fabiola Varas. Donna coraggiosa, determinata.

A Luglio sono partito per l’ennesimo viaggio. Per l’Italia.Per raccontare una esperienza che è diventata poi collettiva, attraversando decine di città.

E questo viaggio è stato completamente autogestito, autoorganizzato dal basso. Ed è stato reso possibile solo perché nel nostro Paese esistono realtà come spazi sociali, collettivi, movimenti, comitati e associazioni che in ogni città, producono quel sapere, che come diceva Foucault, non è fatto per comprendere ma per prendere posizione.

Tutto questo progetto non sarebbe stato possibile senza l’aiuto, il supporto, l’organizzazione, la bellezza, la favolositá, la determinazione, la complicità di queste realtà.

In primis senza le sorelle di Non Una Di Meno, senza le sorelle di Non Una Di Meno Empoli, Non Una Di Meno Verona, Non Una Di Meno Brescia ,Non Una Di Meno Genova, Non Una Di Meno Padova,Non Una Di Meno Alessandria

Senza tutta la forza degli spazi sociali, che sono quella linfa vitale di lotta, romanticismo e gioia dei nostri territori, senza il Laboratorio Sociale Largo Tappia, il Mercato Scoperto, Aut Aut 357, il Circolo ARCI Barabini Di Trasta, La Talpa e L’Orologio, il Csa Murazzi, il Csa Dordoni, il Catai, Làbas e YaBasta Bologna, lo Spazio Autogestito Arvultùra, Jacob Foggia, il CSA Magazzino47, lo Spazio Ruggine.

Senza tutti i comitati e le associazioni di cileni, cilene e Mapuche e latinoamericane, senza il Comitato di Solidarietà con il Cile – Genova, AlpiAndes, Eco Mapuche, Chilenos de Sardigna ETS – ODV, Chile Despertó Internacional, Collettivo Italia Centro America CICA, Red Internacional en defensa del Pueblo Mapuche, Associazione Latinoamericana di Cremona, El Caleuche Asociación italo-chilena.

Grazie di cuore ad ANPI Verona, alla stupenda Libreria Velasquez Foggia e a Lazy Cat Foggia.
Grazie alle fantastiche redazioni di DINAMOpress e di Radio Onda d’Urto e al Manituana – Laboratorio Culturale Autogestito per aver dato spazio a questo progetto.

Grazie per le stampe e l’enorme aiuto dato dal CraftLAB Pescara.

Ma soprattutto tutto ciò non sarebbe stato possibile senza Casa Revueltas, spazio sociale autonomo, autogestito e femminista di Santiago de Chile. Perché è grazie a loro e grazie alle attiviste femministe cilene che ho davvero compreso che la rivoluzione sarà femminista o non sarà. Che una vita sottomessa non è una opzione praticabile. E che bisogna prendersi cura una dell’altrx, uno dell’altrx. Perché prenderci cura è un atto d’amore. Ma soprattutto un atto politico.

Verrà il tempo di un lungo resoconto di questa esperienza. Verrà sicuramente il tempo.
Però per ora, mentre l’ennesimo treno mi riporta in Abruzzo, dove tutto è iniziato, volevo semplicemente abbracciarvi, ringraziarvi e dirvi che se c’è una cosa che il Cile mi e ci ha insegnato per davvero, nella pratica è di non abbassare mai la testa. Mai.

E sono certo che voi, continuerete a farlo. Sempre. E per sempre.

Ho deciso di raccontare delle storie nella mia vita, di farlo attraverso le immagini, le parole.

Non smetterò di farlo.

ADELANTE! ❣️

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ADELANTE! ❣️

[#DanaLibera #TutteLibere #TuttiLiberi]


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