Il nostro tempo è qui e comincia adesso.

Credo che bisogni dare forza ai nostri sogni, ai nostri desideri, perché una vita senza sogni e desideri non è una vita che vale la pena vivere. E così, io ho deciso.

Mi sono licenziato. Dopo sette anni a lavorare con i servizi sociali, dopo anni bellissimi e intensi a fare l’educatore, è arrivato il momento di una nuova grande avventura. Me ne vado in Sud America.
Parto. Il 6 Dicembre atterro a Buenois Aires, Argentina. E poi da lì, Cile, Perù, Bolivia, Ecuador e Colombia. O forse qualche Paese in più. O forse in meno. Non lo so, non so ancora bene dove andrò a finire con il mio zaino e la mia voglia di scrivere e raccontare, non so bene per quanti mesi. Perché i tumulti sono belli così, poderosi ma improvvisi. Organizzati ma decisi. Enormi e desiderati. E io, sono in pieno tumulto.

Ricordo bene quando iniziai a scrivere. Era il primo anno di università. Scrissi l’inizio ( appena 50 pagine )di quello che doveva essere l’incipit di un libro. “Autobiografia di un diverso” così chiamai quelle pagine. In pochi, in poche hanno avuto la possibilità di leggere quelle parole (e menomale, direi..)Ma quella, fu la prima volta, forse, che concretizzai ciò che avevo nella mente. Ovvero, volevo raccontare una storia.
Sono passati tanti anni da quei giorni, e io, crescendo ho vissuto centinaia di esperienze, incontrato persone, viaggiato in posti lontani e vicini. Ho amato, ho odiato. Ho riso e pianto. Ma questa voglia di scrivere, me la sono tenuta addosso, così come quando si ha una sete tremenda e tutto intorno, di acqua, non se ne vede proprio. La sete rimane lì, non passa. E più avanza il tempo, più quella aumenta.
E alla fine, la mia sete ha vinto.

Torino, dopo Milano, mi ha accolto. Mi ha cresciuto. Mi ha fatto innamorare, mi ha fatto arrabbiare e commuovere. E per un po’, la saluto. Provo a intraprendere una strada nuova, un percorso che mi porterà in Latinoamerica. Non un viaggio qualsiasi, non una rotta tipica. Vorrei attraversare le comunità locali della Bolivia, incontrare le popolazioni Cofan e indigene dell’Ecuador, cercare la linea che unisce i grandi scrittori sudamericani come Neruda, Garcia Marquez, Galeano e Sepulveda, perdermi nella Patagonia argentina, approfondire le storie che parlano di dignità e riscossa sociale della Colombia e del Perù, rimanere in silenzio nei deserti del Cile. E poi la natura, il mare con l’Oceano Atlantico da una parte e l’Oceano Pacifico dall’altra, le imponenti montagne delle Ande. Le culture e le tradizioni millenarie di questi popoli. Le grandi metropoli e i paesini sperduti. Lo sport popolare, il calcio. La cucina e la terra madre. Viaggiando lentamente. Molto lentamente.

Ci sono due libri che ho letto, che mi sono rimasti dentro. E che mi hanno dato quella spinta propulsiva a intraprendere questo viaggio. Latinoamericana, Notas de Viaje di Ernesto Guevara e Le Vene Aperte Dell’America Latina di Eduardo Galeano. Sono due testi che, una volta letti, non possono che restituire qualcosa a chi sogna un mondo diverso.

Una parte del mio Tfr, dei miei ultimi stipendi, quindi, andrà per questo progetto. Viaggio e scrittura. Ho un sito internet www.lucaprofenna.it che ho aperto, con immane fatica, qualche mese fa e mi prometto di aggiornarlo con più continuità. Una pagina Instagram www.instagram.com/lucaprofenna dove tenterò di postare foto e video. Una pagina Facebook www.facebook.com/profennaluca che userò come social principale. Se avete il piacere e la voglia di seguirmi, fatelo lì e solo lì.

Non ho ancora organizzato tutto per bene. Non ho ancora preso contatti con case editrici, o redazioni precise. Lo ammetto. Perché il mio progetto è complesso, non è legato solo al viaggio, ma al contempo sarò in viaggio. Non terrò un diario che racconta minuziosamente tutto ciò che andrò a vivere, ma nemmeno scriverò un romanzo. Non voglio essere l’ennesimo blogger o travelblogger, non mi interessa, o almeno non per adesso. Insomma, ad oggi, so solo ciò che non sarà e che non sarò. Il che, credo, sia un buon inizio.
(Poi oh, se conoscete redazioni, settimanali, giornali cartacei o on line, siti e case editrici, ditemelo eh..)

Non vi nego una cosa. Mi sto cacando addosso. Si, ho paura. Dobbiamo smetterla di fare i finti eroi, quelli tosti. Il purismo non mi appartiene. Mi appartengono, invece, le debolezze, le cadute e i timori. E allora si, ho paura. Ho paura di questi tanti mesi all’estero, ho paura della solitudine, ho paura di non riuscire, ho paura di ammalarmi, ho paura delle incognite. Ma ho imparato che le paure non possono bloccare i desideri. Che sono più forti e pesanti. E quindi, fanculo alla paura e viva il coraggio. Che non è incoscienza. Perché scelgo di portare con me l’entusiasmo, ma non le illusioni.
E se quando tornerò, il mio progetto sarà volato via, con un nulla di fatto, mi rimboccherò le maniche e tornerò, forse, a fare l’educatore e quello che so fare meglio, oltre che a scrivere. A parlare. A relazionarmi con le persone. Ad ascoltare e a comunicare. Non sono mai stato bravo con le mani, non sono affatto un meccanico, non riesco nemmeno a fare un buco al muro con un trapano, figurati se so mettere una mensola o cambiare una candela, riesco a malapena a montare un armadio Ikea, faccio cagare ad abbinare i colori dei vestiti che mi metto e ogni volta che cambio casa rompo una lavatrice. Ma so parlare. Parlo, parlo, parlo, parlo. Di tutto ciò che volete. E ascolto, tengo a mente, ricordo.

Qualcuna o qualcuno direbbe, almeno una gioia. Forse.

In tutto ciò, adesso non sto minimamente pensando al dopo, ma sono concentrato sui prossimi mesi che verranno. Sul viaggio. Sulle storie che vorrei raccontare. Mancano circa 30 giorni e ho ancora da fare mille cose.

In tutti questi anni, ho appreso, grazie a tutto ciò che avevo intorno, tante di quelle cose, che ad elencarle tutte, avrei bisogno di migliaia di pagine. Ho compreso che la vita va vissuta fino in fondo, che bisogna strappare ogni piccolo attimo di felicità. Che ognuno e ognuna ha da ricercare la propria strada, che non esiste una giusta o una sbagliata. Perché bisogna tentare sempre, provare, provare e ancora provare. Senza tregua, senza rimorsi. In ogni caso nessun rimorso. E ho conosciuto l’amore. L’amore vero, quello puro, quello che ti urla dentro e ti fa sobbalzare l’anima. E ho capito che se vuoi una cosa, te la devi andare a prendere. Ho imparato cosa voglia dire sbagliare, cosa voglia dire prendersi cura di qualcosa o qualcuno/a, cosa vogliano dire le parole dignità, passione, comunità.

E per questo, e per molto altro, che ho deciso.

Michel Foucault diceva che il sapere non è fatto per comprendere, ma per prendere posizione.

Io ho scelto. Ho scelto e ho preso posizione.

P.s.
Grazie soprattutto a mamma, a papà, ad Anna, a Manu e a Lilli, che sono la mia famiglia, che amo immensamente, che non è facile avere un figlio o un fratello che dice “ beh, io vado”. E però siete sempre lì. A supportarmi, a cazziarmi, a consigliarmi, a farmi sorridere. Siete il mio paracadute, essenziali .Siete tutto ciò che di meglio potrei avere. E vi amo con tutto me stesso.
Grazie Nonna, perché so che da lassù, mi guardi e mi dici di fare attenzione. Di stare attento. E di mangiare.


2 commenti

Adriana dilda · 19 Novembre 2019 alle 10:57

È un piacere leggerti, leggere le tue emozioni, i tuoi sogni, le tue avventure, le tue paure. Sei coraggioso ed è per questo che ti ammiro. Io non so se alla tua età sarei riuscita a prendere ed andare. Mi piacciono le persone esuberanti, decise e forse anche un po’ incoscienti.
Viaggiare è una delle cose più belle al mondo, peccato io abbia iniziato tardi, per svariati motivi. Riempirsi gli occhi delle bellezze che ci troviamo di fronte, e portarle sempre nel cuore. Ti auguro il meglio per questo tuo nuovo viaggio. Ti seguirò se metterai foto e racconti, cone hai sempre fatto.
Buon viaggio Luca

Mariana Zerpa · 7 Dicembre 2019 alle 14:43

Bienvenido a Latinoamerica. Bienvenido a Argentina. Jujuy su historia, su cultura sua comidas, te espera. Aquí sin miedo que nosotros siempre “damos una mano ” Bien viaje!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *