I preparativi.

C’è frenesia nell’aria, si corre avanti e indietro per la casa. Prendi lo zaino, ficca dentro tutto quello che trovi e che, soprattutto, c’entra, prepara i panini per il viaggio, scegli i vestiti da portare, ti chiama mamma, no no, ora non posso rispondere, dopo. Il tempo scorre e come al solito le buone intenzioni di partire presto, se ne sono andate. Eppure l’emozione sale alta e allora i preparativi, seppur così folli, diventano danza, quasi un balletto sinuoso. Avete mai preparato uno zaino, una partenza mettendo sù della musica? No? Aspettate, non è importante sapere che musica. Purché sia ad alto volume, e , tra un goffo ma felice ondeggiamento di fianchi e qualche urletto in falsetto mal riuscito, lo zaino prende forma. E sorridi. Sorridi e un pò scleri, perché il tempo scorre, scivola, inesorabile.

Quella mattina era così, un felice sclero frenetico. Ci guardavamo l’un l’altro, prima un abbraccio, poi una rude occhiataccia, perché no, non ci puoi mettere tre ore in bagno, dai. Subito dopo però arriva quella canzone e allora trasformi il panino nel tuo microfono e canti come fanno i cacatua in Nuova Guinea. Lei apprezza e nasce un duetto asincrono.Il tempo continua a scorrere. Tic tac, tic tac. Quando arriva l’ora di partire? Aspetta, ci siamo. Siamo pronti. Lo zaino c’è, siamo vestiti, il panino ha smesso di essere microfono ed è tornato a essere panino. Si spegne la musica. Zaino in spalla, prendo le chiavi. Un bacio e si esce. “Anna, vai a prendere la macchina? Ti aspetto qui fuori!” “Eh si, Marco, dammi un minuto però”.

Beep beep. Eccola. Si parte. Abbiamo scelto di andare a Usseaux. Un paesino della Val Chisone, non lontano da Torino. E’ gennaio, e fa un freddo assurdo. In macchina è solo sguardi, musica, parole. Sapete cosa vuol dire essere leggeri e felici? Non lo sapete? Strano, eppure è semplice. E’ quella sensazione che ti preme dentro quando unisci libertà, spensieratezza, avventura e desiderio. La libertà di poter decidere come e dove andare, con chi andare, cosa fare, cosa vedere, cosa dire o non dire. La spensieratezza di non avere pensieri, o forse averne, anzi no, anzi si, anzi tutto questo vortice che ti risucchia e ti fa contraddire ogni sensazione. L’avventura di scoprire qualcosa, un luogo, un territorio, una persona, una cucina, un profumo nuovo. Il desiderio, poi, quello ti travolge, ti trafigge letteralmente l’animo, quando senti di volere che diventa potere. Che belle parole, vero? Potere e volere.

Tutto il tragitto in macchina è così, guardi fuori il finestrino i paesaggi. Sogni, parli, scherzi. Canti, canti come se Celine Dion si fosse impossessata della tua ugola, ma tu non sei Celine Dion e quindi l’ugola, non solo non ce l’hai, ma ogni singola nota la stoni. E allora torni a ridere come un deficiente. Che bello essere deficienti, no? Beh, comunque, dicevo, tutto il tragitto è proprio così. E nel frattempo ti rileggi le cose che vorresti vedere in questo paesino. Come se le ripassassi prima di un esame. L’adrenalina sale, i sorrisi aumentano. E’ un incalzare di emozioni. La libertà, vedete, non si paga, né si compra, ma la si strappa a spinta, dal basso. E noi stavamo spingendo fortissimo, per prendercela tutta. Non un pezzetto, non un singolo brandello. Noi la volevamo tutta, tutta, tutta per noi. Perché è inutile girarci attorno alle cose, noi volevamo tutto e lo volevamo subito.

Ore ed ore di curve e strade macinate e si arriva. Usseaux. Si, proprio così, siamo arrivati.


Ed è così che finisce questa storia. Finisce con l’inizio. Perché i viaggi non le sono le destinazioni, ma i percorsi, i preparativi, i sussulti che ci sono nella strada che intraprendi prima.

I preparativi.


1 commento

Nicoletta · 16 Maggio 2019 alle 22:51

Che hai ragione luca….i viaggi sono solo l inizio di qualocsa…che avviene nel momenti in cui arrivi…..tutto inzia..

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