Ogni giorno. Ogni santo e benedetto giorno Piazza Italia e le zone limitrofe di Santiago si riempiono di gente. Famiglie, moltissime giovanissime e giovanissimi, studentesse e studenti. Non hanno bandiere, se no quella Mapuche. Quasi tutti indossano un panuelo verde o arancio o rosso o blu. L’appuntamento come tutti i giorni da tre mesi è alle 18. Lo sanno le persone di tutta la Capitale cilena, lo sa la polizia, lo sanno i politici. E per me oggi è il secondo giorno di protesta che seguo da vicino, direi piuttosto da dentro.

Ieri è stato solo un piccolo assaggio. Oggi sono in piazza con una fotoreporter francese e abbiamo appuntamento un poco prima con due attiviste di Ni Una Menos Chile e con un ragazzino del progetto Sename.Mentre Ni Una Menos è un movimento femminista strutturato qui in Cile,cosi come in Argentina e in altri Paesi, il Progetto Sename dello Stato è un progetto che dovrebbe tutelare i minori. In verità sono ragazzini e ragazzine che vivono ai margini della società, spesso senza famiglia che sopravvivono in strada, autorganizzandosi come riescono. Il progetto Sename del Cile dovrebbe tutelarli, appunto. Però un documento del 2017 ( https://ciperchile.cl/2019/07/02/el-brutal-informe-de-la-pdi-sobre-abusos-en-el-sename-que-permanecio-oculto-desde-diciembre/) conferma che dentro l’istituzione del Sename, lo Stato Cileno viola sistematicamente i diritti dei minori con abusi e violenze.

Più di 2000 gli abusi segnalati ( e chissà quanti non segnalati). Insomma uno dei tanti lati oscuri del Paese.

Incontro Carlos ( nome di fantasia) 15 anni. Mi racconta un po la sua storia, come tenta di sopravvivere nella metropoli Santiago. Della durezza della strada. Ha 15 anni ma il volto solcato dalle difficoltà. Loro, i ragazzini poveri tra i poveri, sono i più colpiti dai provvedimenti del Governo Pinera e dai suoi precedenti governi. Non hanno accesso ad una istruzione. Non hanno accesso ad un sistema abitativo che gli permetta di avere un tetto. Non hanno accesso a reti di solidarietà sociale. Chiedono con forza e determinazione cambiamenti radicali. Urlano la loro rabbia con parole crude, che solo chi mastica la polvere tutti i giorni, può comprendere a pieno.

Alle 18 ci sono già migliaia di manifestanti in Piazza Italia. Ma i Paco (i Carabinieri cileni) non permettono di entrare nella piazza. Appena un gruppo prova ad avvicinarsi sparano lacrimogeni e proiettili di gomma. I manifestanti però sono organizzati con protezioni ( negli ultimi mesi la Sanità Cilena ha documentato più di 4500 casi registrati di persone che hanno perso occhi a causa della polizia), maschere e occhiali. Rispondono come possono, con fionde o pietre. La collera è davvero tanta. La prima linea, qui chiamano così chi è spesso davanti, è composta praticamente al 70% da ragazze e/o supergiovani. I casi accertati di violenza della polizia cilena verso donne e minori superano i 380. Tre donne sono state uccise negli ultimi mesi. Per questo motivo, la rabbia della piazza è davvero tantissima.

Ogni qual volta che vengono lanciati lacrimogeni, ci sono attiviste e attivisti pronti ad aiutare chi fa fatica a respirare con acqua e bicarbonato. Quando qualcuno o qualcuna viene preso dalla polizia, la piazza corre in direzione dei paco per liberare la persona, spesso riuscendoci. La solidarietà integerenazionale è palpabile. Ci si aiuta. Ci si incoraggia.

Ci si chiama hermano o hermana. Ci si aspetta, ci si protegge a vicenda. La prima linea si dà il cambio ogni 10 minuti tra applausi e baci. Le auto si fermano. I conduttori di bus regalano estintori ai manifestanti.

Bisogna esserci per provare a capire a pieno la forza dirompente di questo movimento. Oggi, come tutti i venerdi, ci sarà la grande marcia. Tutto è iniziato Venerdì 25 Ottobre con la grande manifestazione che portò più di un milione di gente in piazza. E per questo, da allora, tutti i Venerdì il popolo scende in tutte le città del Cile.

Compatto, unito, forte e determinato. E vince sempre.Perché, come cantano qui ad ogni manifestazione, El pueblo unido El pueblo unido jamas sera vencido.

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