Il mondo si divide in due parti.

Non credete a chi vi dice che si divide tra buoni e cattivi, tra belli e brutti, alti e bassi, magri e grassi. Non è vero che si divide tra chi ha gli occhi chiari e chi ha gli occhi scuri, tra simpatici e antipatici o tra chi guarda e ama Games of Thrones e chi non guarda e odia Games of Thrones.

Il mondo si divide si divide in due parti ben precise e distinte: tra chi, quando va in un bar, ordina un caffè e chiede per favore o grazie e chi, quando va in un bar, ordina un caffè senza chiedere per favore o grazie.

Avete mai lavorato in un bar? Svegliarsi alle cinque di mattina, quando la città ancora dorme e fuori è notte, il traffico è lento e le luci dei lampioni sono le uniche luci accese attorno a te. Pigramente ti prepari, con gesti ripetitivi, sbuffando ogni due minuti e ripetendo tra te e te “odio tutti, odio tutti, odio tutti, odio tutti..” Esci di casa, aspetti il bus, ti ritrovi alle cinque e mezza sul 68, condividendo il mezzo con due omoni , una donna di mezza età e l’autista. Chissà se anche loro odiano tutti come te. Quando arrivi al bar c’è già il proprietario che ti aspetta, guarda l’orologio, e con un fare arrogante, muove su e giù l’indice sull’orologio, battendo forte e dicendoti “Sei in ritardo di 5 minuti, cazzo!”. Odio tutti, odio tutti, odio tutti, odio tutti. Apri la serranda, pesa un quintale cavolo, e vabbè che ho trent’anni, ma la mia schiena è già a pezzi. C’è da preparare il bancone, i panini, i toast, pulisci tutto, fai su e giù per il locale come un forsennato, prepari i cornetti, ripulisci e prepara la macchina del caffè, scendi giù nel magazzino almeno venti volte a prendere cose ( ma poi perché sti magazzini li fate sempre ai piani bassi con mille scale , mannaggialamorte), sali e scendi, sali e scendi, mentre il proprietario ti guida come se fossi una macchina radiotelecomandata Gig Nikko. Odio tutti, odio tutti, odio tutti, odio tutti. Sono solo le sette di mattina e tu sei già dentro il bar da un ora a farti il mazzo, sveglio dalle cinque ed è proprio da quel momento, che iniziano a palesarsi le due categorie di cui sopra.

Entra il primo, lui cappello all’Indiana Jones, giacca scura, nemmeno ti guarda, appoggia i gomiti al bancone, l’altra mano sullo smartphone “Un caffè!”. Lo guardi, per un attimo, lo fissi, ancora con quelle orrende goccioline di sudore che fuoriescono dalla tua fronte come i zampilli della fontana di Trevi di Roma, ma lui ha occhi solo per il suo cazzo di telefonino. Prepari il caffè. Lo beve. Paga. Se ne va. Odio tutti, odio tutti, odio tutti.

E dopo di lui, iniziano a venire in branchi, in stormi, come ammaliati da una musica dolce di un pifferaio magico, ma nel mio bar non c’è nessun pifferaio magico e l’unica musica che sentite proviene dal rumore che faccio pulendo tazzine, sistemando tazze, facendo funzionare lo spremiagrumi. Contemporaneamente ti ritrovi a gestire una decina di clienti, da solo dietro al bancone, caffè, cappuccini, cornetti, spremi arance, tagliuzza, ricarica la lavastoviglie, risistema le tazze, vai con la macchina. Si accalcano sul bancone, spingono. “Un caffè, buono eh!” C’è anche il simpatico delle 7.30 di mattina. Che mattacchione. Odio tutti, odio tutti.

Dopo un paio d’ore di lavoro, quando sei già esausto e gli stormi di clienti iniziano a scemare, provi a respirare un attimo. “Oh, ma che ti rilassi? C’è da pulire qua davanti, non vedi che schifo che c’è!”. Oddio. Prendi la scopa, pulisci il locale, passa lo straccio, ricarica il cibo, pulisci il bancone. E poi entra sto ragazzetto vestito da Eminem denoaltri, cuffie alla testa, musica a palla. Si appoggia al bancone. Tu poggi lo straccio pronto a odiare pure lui con tutta la bile che hai in corpo. “Ciao, mi fai un caffè per favore? Grazie mille!” Oh, l’arcobaleno nel cielo. Il primo per favore della giornata, il primo grazie. Sembri quasi ringalluzzito dalle sue parole. Prepari il caffè. Glielo porgi. Ti ringrazia ancora. Lo beve, paga “Buon lavoro, arrivederci”. Si riposiziona le sue cuffie, si tira sù i suoi pantaloni, che nel frattempo erano scesi rendendolo antiestetico all’ennesima potenza, e se ne va.

Il mondo si divide in due parti. C’è chi ti ordina un caffè senza dire per favore e grazie. C’è chi ti ordina un caffè dicendoti per favore e grazie.

Col tempo ho capito, che non conta nulla il lavoro che fai, quanti anni hai, se sei un maschio italico o un energumeno della Guadalupa, come ti vesti o come non ti vesti, che scarpe indossi o se ti senti arrivato. Ciò che conta è che se hai di fronte un barista, che fa un lavoro di merda, che si sveglia all’alba per pigliare uno stipendio misero e per servirti un caffè comecavolovuoitu, e tu non lo saluti, non utilizzi le parole “per favore” e “grazie”, beh, allora sarai sempre dall’altra parte della barricata, sarai sempre una persona di merda.

Sarai sempre uno dell’Impero Galattico. E io ho sempre tenuto per l’Alleanza Ribelle.


1 commento

Anna Franchi · 17 Luglio 2019 alle 01:46

Pensó che tu Luca abbia perfettamente ragione! Io sono stata dall’altra parte del banco per tanto tempo e ci sono ritornata, da qualche anno. Ma anche dall’altra parte dell’oceano ci sono tanti abitanti dell’impero galattico….l’educazione è purtroppo un bene in via d’estinzione! Un abbraccio

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