La lentezza, questa ormai sconosciuta, quasi scomparsa dalle nostre vite, come se si fosse eclissata dietro montagne e montagne di frenetica quotidianità.

Proprio così, diciamocelo senza mezzi giri di parole. Tutto quello che vogliamo, tutto quello che desideriamo, tutto quello che ci chiedono e che facciamo è e deve essere veloce, rapido, ultra sonico. Il lavoro, gli oggetti che abbiamo e compriamo, i viaggi che intraprendiamo, gli spostamenti da una parte all’altra, treni,bus,aerei, i pranzi e le nostre cene. Tutto deve essere vertiginosamente svelto e fulmineo.

Volete degli esempi?

Ingurgitiamo del cibo, seduti ad un tavolo asettico, quasi sempre da soli, in 30 minuti, rispondendo a qualche mail di lavoro o parlando al telefono con i colleghi. Non è importante ciò che mangiamo, non è importante come. L’importante è farlo velocemente, magari riuscendo a coniugare l’atto dell’alimentarsi ad altro, che sia uno sguardo ai social network o una chiamata al capo. E quando ci va di culo, ficchiamo in questi trenta minuti gli appuntamenti con amici, fidanzati, mariti, mogli, figli. Dai, oggi non riesco, ma se vuoi ci vediamo alle 12.30 che ho mezz’ora. Questa cosa qui, la chiamiamo pausa pranzo. E ci siamo talmente abituati a tutto ciò, che è normale, che ci appartiene.

Viaggiamo alla velocità della luce, proviamo a prenotare sempre voli che, pur di risparmiare una o due ore, ci portino al luogo prescelto prima ancora di prima. Per non parlare di bus o treni, che col cavolo ci facciamo un viaggio in bus o treno di più di 5 o 6 ore. E’ troppo. Piuttosto spendiamo dieci volte di più di un bus che impiega otto ore, per un volo supersvelto, ma almeno in un ora siamo dove vogliamo stare. Subito. Perchè il tempo è denaro, no? Si dice così, credo. E allora affanculo tutto e tutti, bisogna essere celeri anche nel viaggiare. Poche ferie all’anno, poco tempo, dobbiamo fare tutto subito.

Organizziamo tutto l’organizzabile, pur di fare presto e risparmiare tempo, usando diari, agende, Google, smartphone, tablet, sincronizziamo il sincronizzabile, incrociamo i “day-off”, più rendiamo tutto open più siamo costretti a essere produttivi e rapidi. Ormai le mail di lavoro possiamo vederle anche mentre siamo sul cesso o in montagna col nostro cane, una nota vocale di 4 minuti possiamo ascoltarla pure sotto la doccia o mentre siamo a cena con il nostro fidanzato, la nostra fidanzata.

Bisogna laurearsi. Bisogna fare tutti gli esami in tempo. Non bisogna tentennare eh, altrimenti si fallisce. Guai. Guai a metterci sei o sette anni per una laurea triennale. La performance è tutto. E vaffanculo se uno oltre a studiare magari lavora per pagarsi l’affitto, gli studi, o si interessa anche ad altro oltre che a stare chino sul libro dell’esame, o vive in precari equilibri psicologici, se ti mancano gli affetti perchè dalla Sicilia si ritrova a studiare a Bologna o da Torino deve scendere a Roma, o se si innamora e dedica il proprio tempo alla sua ragazza, al suo ragazzo, al suo gatto o al suo cane, o se si lascia e soffre, piange e non haunacazzodivogliadistudiare. Insomma no, bisogna comunque fare presto, laurearsi velocemente, altrimenti il mondo attorno a te di deriderà.

Quindi la domanda è : ma davvero vi sta bene tutto questo?

  • Ce lo chiede la società odierna, dobbiamo adeguarci.
  • E’ la vita di oggi, che ci vuoi fare?
  • Non possiamo fare nient’altro, benvenuto nel futuro.
  • Non ci ho mai pensato prima, per me è normale ormai.
  • E vabbè, e che vuoi? Devi essere realista.
  • Smettila di farti questi pipponi e vai a lavorare.

Queste sono solo alcune risposte che mi sono sentito dire, ma potrei andare avanti per ore.
E la verità è che ci siamo talmente abituati a questi ritmi, che davvero ci sembra normale vivere così.

Però a me, non mi sta più bene, non voglio che mi stia bene, non voglio rinunciare al mio pezzetto di lentezza, non voglio partecipare a questa sagra della rapidità, anzi, voglio elogiare la calma, preferire altro. Immaginare altro. Creare e provare a fare altro. Bisogna stoppare con forza questo turbinio sterile. Ricordatevi, è sempre meglio un’alta felicità, che un’alta velocità.

E allora il mio elogio va ai bus e ai treni lenti o normali o sicuramente non ultrasonici, che passano e oltrepassano paesaggi e che ti fanno ammirare la natura, le città, le valli e le montagne in maniera umana, con il giusto tempo. Il mio elogio va ai ritardari, a coloro che si perdono il tempo, o che se ne dimenticano o che non lo padroneggiano. A coloro che non basano tutto la loro esistenza sulla puntualità, perchè non saranno mai i loro venti minuti di ritardo a stravolgere il mondo. Il mio elogio va a chi si perde, a chi non utilizza Google Maps ogni sacrosanto momento, a chi ha ancora il coraggio e la bellezza di sentirsi smarrito nel camminare. A chi è capace di non portarsi il lavoro a casa, perchè c’è un tempo che è tuo, solo tuo ed è bene che tale resti sempre. A chi ancora si siede a guardare tramonti ed albe sulla spiaggia, silenziosamente, lentamente. A chi non organizza sempre tutto, perchè guarda la meraviglia del sorprendersi e farsi sorprendere, perchè per ogni cosa organizzata alla perfezione ci sarà sempre qualcosa che avrai perduto. A chi dopo mangiato resta seduto un pò al tavolo, anche se ha finito, anche se è sazio, solo per il gusto di rimanere ancora lì, fermo e assaporare ogni fottuto attimo di quella cena o quel pranzo. A chi forma comunità, a chi prende parte attiva nelle associazioni, perchè il tempo scorre meglio se si è assieme. Il mio elogio va a chi non prova a rispondere sempre a tutto, anzi, semplicemente si chiede e si domanda spesso. A chi cammina per la città, usa la bici, uno skate o i pattini e lascia a casa la macchina. Il mio elogio va a chi ama i panda, i bradipi, le balene, gli orsi, le tartarughe. A chi, quando gli sta per passare un bus davanti e potrebbe correre per acciuffarlo al volo, decide di alzare gli occhi al cielo e dire ” Vabbè, prendo il prossimo” e lentamente cammina verso la fermata. A chi rispetta i ritmi della natura, delle piante, degli alberi, del mare, degli animali, senza forzare. A tutti coloro che amano aspettare, perchè c’è gusto nel farlo. Insomma a chi prova a resistere tutti i giorni alla velocità diffusa, e tifa per una stupenda lentezza.

Riprendiamoci il tempo, il nostro tempo. Il tempo di prendersi del tempo.


1 commento

Viviana · 28 Maggio 2019 alle 23:59

A modo alla ricerca del tempo..sono i continui conflitto tra dover , dover essere e voler
Ma come se ne esce?

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