DUE SETTIMANE, ZAINO IN SPALLA, PER UN VIAGGIO A GENNAIO 2018 NELLA NATURA SELVAGGIA.

QUI LA PRIMA PARTE DEL RACCONTO

Diario di bordo #7
Sono alle Isole Orcadi. Sono arrivato ieri notte intorno alle 23. Appena esco dal terminal traghetti, inizio a incamminarmi per la strada verso l’hotel che ho prenotato. Un signore con una macchina tutta sgarrupata si ferma. Mi chiede se ho bisogno di un passaggio. Alla grande. Dieci minuti in macchina piacevoli e sono in hotel. Vado subito a nanna che non vedo l’ora di iniziare a esplorare anche questo
lembo di terra. La sveglia è alle 8.30. Fuori piove in maniera assurda. Temporale e vento fortissimo. Mi vesto e sono pronto. Decido di visitare le città di Kirkwall, la capitale delle Orcadi, Stromness e la più piccola St Margaret’s Hope. Kirkwall è una cittadina graziosa, piena di vita e colori. Le persone sono cordiali e, come ormai ho capito da giorni, ti salutano sempre. Io a sto punto ci prendo gusto e comincio a salutare tutti. Oh ma proprio tutti. Vabbè, visito il centro, la cattedrale così maestosa, il porto. La cosa che mi stupisce è che si respira un’aria fortissima di mare. Sarà il vento che soffia forte. Sarà quello che volete,ma c’è un profumo di mare assurdo. È una cosa bellissima. Prendo il bus ( ormai sono i re dei bus qui) e mi dirigo a Stromness. Il viaggio dura mezz’ora e nel frattempo, altra sorpresa. Smette di piovere, esce il sole e pure un bellissimo arcobaleno. Wow. Emozionato, visito questa cittadina. È più piccola di Kirkwall, ma credetemi, è fantastica. Viuzze ovunque, casine sul mare, vicoli che sbucano dappertutto. Mi sembra di camminare in un paese del medioevo. Il mare è limpido. Faccio una pausa a
base di pesce fresco. Strepitoso ( Da Giulia’s Cafe). Riparto per St Margaret’s Hope. Devo attraversare tutta l’isola principale. Quando sono sul bus torna una pioggia fortissima e un vento mai visto. Il bus avanza a scossoni. Attraverso le Churchill Barriers, che sono fantastiche. Delle barriere vere e proprie in mezzo al mare. Mi sento così bene, che sul bus,non riesco a star seduto e mi metto vicino all’autista.
Mi racconta di come siano state costruite. Decido comunque di visitarle con calma prossimamente, assieme all’Italian Chapel. Arrivato nel paesino, mi accorgo subito di essere piombato indietro nel tempo. Il villaggio è qualcosa di fantastico. Passeggio nelle viuzze e mi sento libero. Libero davvero.
Una signora dal balcone mi saluta. Tutti mi salutano. Solo che qui, oltre che salutare, ti chiedono anche”how are you?”e attaccano bottone. Che paese. In un bar, la proprietaria ci tiene a farmi assaggiare dello Scotch che fanno qui alle Orcadi. Mi serve dell’Highland Park. A seguire mi fa assaggiare uno Scapa Whisky. Devo fingere che ho il bus altrimenti mi cacciava mille bottiglie ( andateci, il posto si chiama Robertson).
Ultimo giro nel paese. Mi fermo sulla spiaggia di ciottoli. Inizio già ad amare questa terra. Le Orcadi sono più scozzesi rispetto alle Shetland. Ma nascondono uno spirito selvaggio più maturo, quasi più completo. Il viaggio di ritorno è bellissimo e pieno di panorami mozzafiato.
Bene, sono alle Orcadi. Enjoy myself.


Diario di bordo #8
Sveglia prestissimo oggi. Mi vesto, esco e mi accoglie un bel sole che sta per uscire. Mi godo l’alba ed è davvero fantastica. Non c’è più vento e il cielo è sereno. Ci sono 8 gradi e si sta che è una favola. Oggi voglio dedicarmi a qualcosa di particolare: a quella parte un po’ magica, un po’ esoterica di queste favolose Isole Orcadi. Vado a prendere il mio bus fischiettando, non prima di aver incontrato un po’ di persone e averle salutate per bene. Ormai ne sono consapevole, questa cosa di salutare tutti mi sta sfuggendo di mano. Ma va bene così. Prendo la linea X1 che mi porta in mezz’ora al primo sito archeologico da visitare: il Maeshowe, un complesso di tombe neolitico uniche nel loro genere. Arrivato mi rendo conto della bellezza selvaggia del luogo. Ci sono prati, colline, mare e laghi tutto intorno, di colori accessi, quasi da esserne catturati. Con una guida esperta entro dentro il complesso. Ci sono circa 30 iscrizioni e graffiti rupestri fatte da Vichinghi dentro. È impressionante. Finita la visita mi incammino a piedi tra sentieri e strade verso il secondo complesso che voglio visitare. Mi faccio letteralmente catturare dai panorami. C’è un sole che scalda il viso, alternato da nuvole dense. Arrivo alle Standing Stones of Stenness. E la cosa si fa seria. Non avevo mai visto, in vita mia, qualcosa di simile. Enormi massi messi nella terra del neolitico, quasi a formare un cerchio magico. Sarà l’emozione, sarà il clima, questo silenzio e questo profumo inebriante di mare, che qualcosa di magico nell’aria si percepisce. Vorrei sdraiarmi nel prato davanti e ascoltare solo il vento soffiare. Proseguo entusiasta il mio percorso. Cartelli mi indicano la presenza di lontre, foche e uccelli protetti. Dall’acqua sbuca, infatti, dopo qualche minuto una lontra, con cuccioli a seguito. Camminando arrivo al cerchio di Broadgar. È gigantesco. Enorme. Pensare che sia stato fatto migliaia e migliaia di anni fa ed è ancora qui. Intatto. Mi viene fame e mi fermo a mangiare nella vicina Stenness, cittadella sul mare. E un altra sorpresa mi attende. Mentre pranzo un signore baffuto si avvicina, e attacca bottone. Tra una parola e un altra ( io in verità capisco sempre poco) mi dice che deve andare ad Hoy ( l’isola di fronte) con suo cugino per portare delle attrezzature in un cottage e mi propone di andare con lui in barca. Non me lo faccio ripetere due volte e così alle 14.00 sono già sulla sua barca on direzione Hoy. Che bello. Arriviamo subito e mentre lui col cugino mi saluta e mi da appuntamento tra qualche ora, io sono già ad esplorare le scogliere di questa selvaggia parte delle Orcadi. Avvisto anche il famoso Old Man Ho, affacciato sul Mar del Nord. Sento il sale del mare sul viso. Questo senso selvaggio che c’è nell’aria te lo senti letteralmente addosso. Il sole continua ad altalenarsi alle nuvole. Guardo il telefono e boom: ho già percorso a piedi oggi 18 km. Ho appuntamento con il signor James alle 16.00. Si torna a Mainland. Lo saluto affettuosamente e lo ringrazio per la gita. Mi riavvio verso l’hotel col sorriso stampato in viso.
Queste Orcadi sono sorprendenti.


Diario di bordo #9
Sveglia alle 7.30. Mi alzo a fatica, inizio a sentire un po’ la stanchezza del viaggio, che ormai dura da10 giorni. Colazione veloce e sono già in pista. Attendo il bus a Kirkwall. Oggi voglio andare nell’estremo ovest dell’isola, verso la baia di Skare Brae. Il viaggio inizia alla grande, con una bellissima alba. Passo per il piccolo villaggio di Birsay e ammiro la bellissima isoletta disabitata di fronte. Il tempo cambia repentino, e dal bel sole che c’era, iniziano ad addensarsi nuvoloni. Dopo quasi un ora di viaggio arrivo a destinazione. E sono letteralmente immerso nel nulla. Attorno a me c’è solo terra e mare. Niente case. Niente strade. Niente. Il vento inizia a soffiare fortissimo. Entro nella struttura di Skara Brae e il ragazzo che lavora li mi dice che oggi è una giornata speciale. Il vento soffia a 32 nodi.
Io non so cosa voglia dire, ma so solo che un vento così forte non l’ho mai provato sulla mia pelle.
Skara Brae è un villaggio preistorico intatto. Completamente intatto. Avete presente le piramidi o il famoso Stonehenge? Ecco, Skara Brae è più antico. Patrimonio dell’UNESCO, è il villaggio preistorico meglio conservato d’Europa. Esco e rimango folgorato. Sono immerso in una baia da sogno, con un mare impetuoso e in tempesta, in questo favoloso villaggio, con un vento che soffia da morire e ogni tanto scruto qualche lepre selvatica che sbuca dal terreno. È una sensazione assurda. Penso che una volta nella vita bisognerebbe provare una cosa del genere. Into the wild. L’avete visto? A me pareva di essere lì. Dopo un oretta che ero immerso in uno scenario del genere sento però il bisogno di uscirne fuori. Dopo un po’ la natura ha vinto, e io sono felice di aver perso. Chiamo un taxi e vado a Stromness. E altra sorpresa. Grandina. Che spettacolo ‘ste isole Orcadi. Ero lì che aspettavo il mio bus, immerso nei miei pensieri, quando un macchinone si avvicina a me. Esce un vecchietto che mi chiede dove vado
e si offre di darmi un passaggio. Sono senza parole. Entro e mi presento. Lui parla tantissimo ma con un accento che davvero fatico a comprendere. Ha 79 anni, vive a Stromness e fa il pescatore. Odia i nazisti perché nella seconda guerra mondiale hanno ucciso suo padre e imprigionato lui da bambino e la mamma. Mi dice che adora leggere libri noir ( o almeno così ho capito) e parla parla parla parla. 30
minuti di viaggio così, cioè vi rendete conto? Scendo dalla macchina, lo saluto e mi viene quasi voglia di abbracciarlo. Proseguo per la mia strada ed è arrivato il momento di visitare la leggendaria distilleria di Highland Park, la distilleria di Whisky più a Nord del mondo e una delle più antiche. Quando arrivo, ahimè, mi dicono che oggi il tour è pieno. Rimango amareggiato per qualche minuto, perché, prima di andar via, un signore che lavora li si offre di accompagnarmi per un tour privato. Solo io e lui. Sprigiono felicità da tutti i pori e mi faccio trasportare da questo simpatico ometto che mi racconta tutto su come si produce il whisky. Non potete capire che profumi dentro. A fine tour, mi offre dei bicchierini. Al rientro, fischiettando per la via, entro nella cattedrale di Kirkwall. Così, mischiare il sacro col profano. Che giornata oggi. E quanto è bello viaggiare. Quanto???


Diario di bordo #10
È il mio ultimo giorno alle Isole Orcadi. Basterebbe questo per dirvi che stamattina è stato un risveglio strano. Non mi alzo presto, ma ho come la sensazione che queste isole, questo favoloso arcipelago mi mancherà così tanto. Comunque, forza e coraggio e si parte per un nuovo giorno. Direzione Sud. Isola di South Ronaldsay. L’autista del bus è un ragazzotto di nemmeno 22 anni, secondo me, affascinato dall’Italia. Parlottiamo un po’ è mi saluta con un “Sciao bello” quando scendo. Prima fermata è l’Italian Chapel, sull’isola di Lamb Holm. L’isola è verdissima. Per accedervi si passa sopra le Churchill Barriers.
Costruite nel 1943, servivano per non far entrare nelle baia di Scapa i sommergibili e le navi naziste. Ora sono delle strade suggestive. Sono enormi e fatte da blocchi di roccia giganteschi. La chiesetta è fatta dagli italiani, prigionieri degli inglesi, fatta in pochissimo tempo, costruite con mezzi di fortuna, mischiando sacro e profano. Molto bella. Il tutto correlato da pioggia, sole, pioggia, nuvole, sole. Ormai hoo capito che alle Orcadi è così. Questo tempo ballerino non riesce mai a star fermo. Un po’ come me, mi dico. Un po’ come tanti viaggiatori. Sarà per questo che mi affascinano queste isole. Continuo l’esplorazione delle isole a sud e prima di pranzo sono già su un nuovo bus, direzione le scogliere di Yesnaby, a Ovest. Maestose. Se c’è un posto che ti fa dire: oh my God, ecco queste sono le Yesnaby Cliffs. Gironzolo li attorno e incontro una bellissima coppia di ragazzi nigeriani. Ci guardiamo stupiti. Siamo solo noi tre qui. Ci salutiamo col un bel sorriso, breve chiacchierata e proseguiamo per le nostre strade. Inizio ad avere fame e decido di tornare verso Kirkwall. Ma stavolta lascio la raflex in hotel,poggio lo zaino. Ho troppa voglia di passeggiare, senza aver gli occhi addosso. Mi mischio con i ragazzi e le ragazze, tra le famiglie nel centro. Prendo un caffè. Vado a salutare la simpatica Jennifer del locale Judith Glue, che per tutti questi giorni, mi ha dato una bella sensazione di “casa”, rifocillandomi con del buon caffè caldo. Compro qualche souvenir (e che cavolo sarò anche un viaggiatore, ma i souvenir sono sempre i souvenir), mi fermo a osservare nuovamente la cattedrale, entro nel bar The Reel e ordino un bicchierino di scotch Scapa. Mentre lo sorseggio, scorrono nei miei occhi questi 4/5 giorni alle Orcadi. E le persone che ho incontrato per la mia strada. Alle avventure che ho vissuto. Al mare. Al vento. A questo profumo di whisky. Il fatto è che, mi mancheranno un casino sti posti. Vabbè torno in hotel, c’è da preparare lo zaino. Domani si parte per Thurso, la cittadina più a Nord della Scozia continentale , con la nave.
Che bello sentirsi così leggero, così libero.


Diario di bordo #11
La sveglia suona. È ora di andare. Mi carico lo zaino. Saluto Erik, il ragazzo che lavora nella reception e si parte. Lascio le Isole Orcadi e mi preparo a conoscere una piccola parte della Scozia del Nord. Destinazione Thurso. La mia nave parte puntuale e arrivo in orario sul suolo scozzese. Sono felice e carico. Appena scendo, la prima grande sorpresa: nevica. Ma nevica tanto e forte. Assurdo. E poco una
mezz’oretta esce il sole. Che posto stupendo. Come prima cosa visito i dintorni di Gill’s Bay. Vedo le foche, un piccolo gruppo, fare capolino dal mare. Che meraviglia. Per la strada incontro tanti alberi. Per me è una novità, dopo quasi 10 giorni trascorsi tra Shetland e Orcadi, diciamo che un po’ mi mancavano. Questa parte della Scozia è pulsante e viva, tante casette, tanto mare. Arrivo fino a John O Groats, prima di andare a Thurso. Sono nell’ultima città della Scozia. La più a Nord. E si vede. La cittadina è molto bella, con una baia che si affaccia sul quel tratto di mare che non sai se è Oceano Atlantico o Mar del Nord. Faccio un giretto per il centro, e si, lo ammetto, un po’ mi mancavano i negozi, le persone che affollano i locali. Certo, Thurso è pur sempre un buco di culo, ma rispetto alle isole del Nord pare ai miei occhi una metropoli.
Mi perdo nelle vie della città, scruto le vetrine e poi finalmente rimango seduto per un po’, nelle panchine di fronte al mare. Quanto lo amo. Quanto mi piace vedere le onde tumultuose fare avanti e indietro, la schiuma bianca, quel vento che soffia forte e le fa alzare.
Da lontano vedo un signore con Kilt scozzese. Eh si, signore e signori, sono proprio arrivato in Scozia.
Sempre in movimento.


Diario di bordo #12
Sveglia presto anche stamattina. C’è da prendere un treno, un treno speciale che mi farà attraversare tutte le Highlands scozzesi, da Nord a Sud, fino a giungere a Edimburgo. Non vedo l’ora. Alle 8.20 salgo sul treno e il viaggio inizia. Avete mai visto le Highlands innevate? Sono uno spettacolo della natura. Sto perennemente con il viso schiacciato contro io finestrino. Passo per Inverness. Graziosa cittadina. Proseguo dritto, attraverso colline e montagne. Ogni tanto si intravede il mare. A dire il vero non avevo mai fatto un viaggio così. 8 ore di treno, quasi, da una parte all’altra della Scozia. Le foto, credetemi, non rendono. Ma stavolta sono felice così. Le immagini rimarranno sempre nei mie occhi e le custodirò con grande gioia. Arrivo dopo tanto a Edimburgo, la capitale della Scozia. Arrivo al tramonto. Giusto il tempo di farmi un giretto e capire la sua bellezza. Gotica, austera ma piena di vita.
Studentesse e studenti di tutte le età affollano le strade, i bar e i locali sono colmi, vedo backpackers, viaggiatori, turisti da tutte le parti del mondo. Domani avrò tutto il tempo per esplorare questa città. Per ora ho ancora negli occhi gli scenari delle Highlands.
Questo viaggio mi sta regalando emozioni uniche. Non pensavo che un Paese potesse regalarmi tanto. Un altro giorno è finito, ma dentro di me, c’è sempre più forte l’intenzione di non smettere mai di esplorare. Di continuare a essere curioso, di mettere il naso ovunque.
Il mondo è troppo grande per rimanere fermi. Daje forte allora.


Diario di bordo #13
Edimburgo.
Il diario di oggi potrebbe iniziare e finire così. Scrivendo solo Edimburgo. Una città letteralmente magica, fantastica. Ho girato tanti posti nel mondo, dall’Havana a Mauritius, da Mumbai a Lisbona, da Istanbul al Cairo. Eppure devo dire che Edimburgo, mi ha piacevolmente sorpreso. Sveglia alle 8.30. In verità ho dormito ben poco, nell’ostello dove sto, che sembra più una comune, ci stavano due tipi che
russavano tipo un brontosauro. Dovrebbero vietare l’accesso agli ostelli ai brontosauri, ma vabbè , questa è un altra storia. Colazione con un buon caffè e si parte. C’è un sole che scalda, ci sono 8 gradi e il cielo è blu. Mi ficco subito nella Old Town, bellissima, piena di cose da vedere. Praticamente vengo avvolto da questa atmosfera scozzese cosmopolita, con cornamuse che risuonano in ogni dove, edifici gotici, vittoriani e medievali, viaggiatori in strada ad ogni angolo, negozi, uomini e donne in kilt, birrerie e pub ogni 3 metri. Percorro a piedi la Royal Mile, che collega il castello di Edimburgo alla residenza della regina Elisabetta in Scozia. Passo per l’università di Edimburgo, mi fermo a salutare la tomba dove riposa David Hume. Arrivo fino al Parlamento Scozzese e poi da lì, sempre a piedi, salgo a Calton Hill, una collina che sovrasta la città. Si gode un panorama strepitoso. Vedo il Mar del Nord, la città vecchia, il porto. Mi siedo su una panchina per un po, ho voglia di sentire il vento e il sole sul mio viso.Come si sta bene, come vorrei che il tempo si fermasse qui su questa panchina. E’ ora di pranzo e mi fermo in uno dei migliaia di ristorantini della città. Subito dopo avvisto il museo/negozio di Harry Potter; e che fai, non vuoi farci una capatina?..Continuo letteralmente a vagare senza meta, non ho con me mappe o cartine, semplicemente passeggio. Si fanno quasi le 16 e il sole inizia a scendere. E’ quasi ora di tornare verso l’ostello. C’è da preparare nuovamente lo zaino. Prima mi fermo al Deacon Brodie’s Tavern.Questo pub porta il nome di un personaggio molto particolare di Edimburgo, Deacon Brodie, un funzionario pubblico che di notte si trasformava in un criminale e fu condannato a morte nel 1788. Fu proprio Deacon Brodie ad ispirare lo scrittore Robert Louis Stevenson s scrivere il romanzo “Lo strano caso del Dottor Jekyll e Mister Hyde”. Mi bevo un buon boccale di birra scozzese e brindo a questa favolosa cittadina. Il viaggio è quasi terminato. Domani alle 6.40 ho il volo per Milano.Si torna in italia.
Però la certezza che mi rimane dentro è che questo pezzo di Scozia, dalle Shetland alle Orcadi, da Aberdeen alle Higlhands, da Thurso a Edimburgo, mi ha letteralmente trascinato in un vortice di esperienze indimenticabili.
Il viaggio finisce, un altro viaggio inizia.


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