DUE SETTIMANE, ZAINO IN SPALLA, PER UN VIAGGIO A GENNAIO 2018 NELLA NATURA SELVAGGIA.

Dario di bordo #1
Arrivato da Milano a Edimburgo con l’aereo in perfetto orario, dall’aeroporto mi dirigo verso la stazione di Waverley. Da lì col treno, in tre ore arrivo a Aberdeen. Il viaggio è bellissimo e attraverso tutta quel pezzo di costa orientale, osservando il tramonto che mi mozza il fiato. Aberdeen è una cittadina piccola ma molto bella. Piena di casette di granito e edifici storici imponenti. Fa freddo, ma basta essere attrezzati e si può tranquillamente fare. Ogni tanto i pub aiutano e l’ottimo whisky fa il suo dovere. La piccola Aberdeen sembra quasi finta, poca gente in giro, turisti zero, ma Ogni scozzese che incontro mi ferma e attacca bottone. Tra poco parto dal porto per le Isole Shetland.
Arriverò a Lerwick, capitale delle isole e centro maggiore. La traversata in nave dura 13 ore. Stamattina eravamo a meno cinque gradi, non ha piovuto per niente e devo dire che consiglio vivamente un giretto In questo posto di mare. Tra l’altro a pochi chilometri da qui ci sono le foche.
Saluto Aberdeen e sono già col cuore verso le Shetland.


Dario di bordo #2
Dopo 13 ore di navigazione, alle 7.39 di mattina arrivo finalmente alle famose Isole Shetland. Il viaggio è stato bello tosto, onde enormi, mare grosso e nave che ballava tantissimo. Siamo partiti da Aberdeen e in tutta la nave eravamo a malapena una cinquantina. Arrivati a Lerwick, capitale delle Isole Shetland mi accorgo subito di quanto sia favoloso questo territorio. In giro non c’è nessuno, ma davvero nessuno, è ancora notte, ma il crepuscolo rende tutto quasi magico. Arrivo nel Bed e Breakfast,chiacchiero un po’ con la proprietaria, mi doccio al volo e si parte ad esplorare la cittadina. Piena di vicoletti e viuzze, che si inerpicano su e giù, dal porto alla Town Hill. Il mare regala profumi inebrianti e piano piano la cittadina si sveglia. Tutti sono cordiali e ti salutano nemmeno fossimo amici di vecchia data. Decido di andare nell’estremo sud della Isola di Mainland, a Sumburgh. Prendo il bus 6 e dopo un ora di itinerari fantastici arrivo in questo fazzoletto di terra. Il viaggio è un sogno. Ovunque verde,torrenti, pecore Shetland e pony. Sono talmente perso, che durante tutto il tragitto sto spiattellato sul finestrino del bus. Con me zero turisti, zero viaggiatori. Solo io e qualche signore locale, che, come sempre mi salutano con entusiasmo. Sumburgh è davvero un buco di culo. Sapete quando si dice “ oh, sto posto è lontanissimo, è in culo al mondo “. Ecco io ero li. Verde, uccelli, verde, natura incontaminata,verde, vento, pioggia. E io. Due ore di camminata per raggiungere a piedi il faro.
Bellissimo. Imponente. È lì che ti osserva. E tu osservi queste scogliere, questo vento che ti fa capire che tu sei piccolo. Si sentono le onde che si abbattono sulla roccia. Riesco a vedere solo un paio di puffins, le pulcinelle di mare, perché non è periodo, mi dicono, quindi dove dovrebbero essercene a migliaia, oggi, ne trovo a fortuna solo una decina. Il panorama è mozzafiato. Bisogna essere ben equipaggiati perché il vento soffia fortissimo, ma si può fare. E comunque ero l’unico visitatore. L’unico.
Riparto per Lerwick felice e soddisfatto. Al ritorno mi fermo al volo nel paesino di Sandwick. Mi bevo un buon whisky. E mi sento libero. Libero davvero.

Diario di bordo #3
Sveglia alle 7. Fuori è notte e piove. Obiettivo per questa giornata : raggiungere la solitaria e isolata Unst, ultima isola delle Shetland, nel Nord più estremo, passando per la verde isola di Yell e per tutto il nord di Mainland.
Col bus, partendo da Lerwick, in circa un ora raggiungo il paesello di Toft, da dove parte il traghetto per l’isola di Yell. Nel viaggio in bus incontro solo studenti e un paio di lavoratori. Ovviamente mi salutano e ormai contraccambio sempre sorridendo. Da Toft siamo in tre a prendere il traghetto, un signore barbuto e una ragazza polacca che lavora a Yell. Si parte e l’emozione è tanta. In 20 minuti siamo finalmente a Yell. Scendo, e inizio a cercare il bus che mi dovrebbe portare nel lato nord di Yell da dove prendere il traghetto per Unst. Ma di bus nemmeno l’ombra. Dopo un paio di minuti mi si avvicina una macchina bianca tipo Fiat Multipla : “ Everything is ok? ” mi chiede l’autista. Dico che sto cercando il mio bus e che devo raggiungere Unst. E lui” This is the bus”. Bene. Salgo, pago qualche sterlina e si
parte. Yell è bellissima, di un verde allucinante, pochissime case, centinaia di pecore Shetland ovunque, ruscelli e laghetti ad ogni metro. L’autista è simpatico e parliamo a lungo. Mi dice che in Italia non vuole venire perché sa di troppo inquinamento, e che ama le sue brughiere. Che oltre a fare l’autista è un pescatore e un amante delle orche. Mi lascia a Gutcher, il punto più a Nord di Yell. Ed ecco il mio traghetto. Bene, sono l’unico. Inizio a capire perché Unst è davvero come dicono. 20 minuti di traversata e arrivo. Metto piede a Belmont, primo avanposto di Unst. Inizio a camminare, profumo di mare, pioggia, vento, brughiere bellissime e colline. Ogni tanto qualche casetta. In tutto cento residenti. Da una parte c’è il Mar del Nord, dall’altra l’oceano Atlantico.
Osservo le scogliere di Hermaness, pochi uccelli e solo qualche foca. Ma meraviglia allo stato puro.
Avevo precedentemente chiamato un taxi e faccio con lui un giretto li intorno. Sembra di essere in una epoca ancestrale, dove tutto è surreale. Bisognerebbe vivere una cosa del genere almeno una volta nella vita. Il ritorno è una epopea. Se si vuole arrivare fin qui, da soli e senza mezzi, bisogna avere pazienza. Aspettare i minibus, i traghetti. Aspettare. Aspettare.
Quando torno a Lerwick è di nuovo notte. L’ennesima avventura é finita. Il cuore sorride e batte forte per queste terre. E tra me e me sono sempre più convinto che bisogna preservare tutto ciò, così com’è, esattamente così come è. Sempre. Per sempre.


Diario di bordo #4
Stamattina sveglia con calma. Mi affaccio dalla finestra del mio B&B ed è ovviamente notte, anche se sono le 8.30 del mattino. Ma diluvia. Cioè non è che piove, c’è una tempesta con pioggia fortissima.
Bene. Poteva andare peggio, mi dico, poteva esserci uno tsunami. Invece no, è solo una pioggia.
Impiego 40 minuti a vestirmi. Intimo termico, calzettoni impermeabili, sottopantalone, pantalone waterproof e sopra altro pantalone impermeabile, ghette, scarponi in Gore-tex, pile e giacca impermeabile e antivento e sopra kway. Insomma farò anche ridere, ma cazzo pioggia, non mi avrai mai. Zaino pronto( ah, ovviamente impermeabile anche quello, sennò che gusto c’è) e si parte.
Direzione Scalloway, antica capitale delle isole Shetland, a Ovest di Mainland. Prendo il mio bus, e in soli 30 minuti arrivo a destinazione. L’autista del bus è così simpatico che durante il tragitto ferma il pullman per farmi scattare delle foto, nonostante ci fossero altri passeggeri. Scalloway è bellissima, casine colorate, pony e collinette dappertutto. Il porto è fantastico e si sente davvero forte il profumo del mare. Questa cittadina è piccola, molto più piccola di Lerwick, così che in due ore non solo la giro tutto,ma faccio amicizia con John, il proprietario dello Scalloway Hotel. È lui ad avere le chiavi del castello di Scalloway e mi propone di andarlo a vedere ( oh vi giuro che stava chiuso, perché è inverno, e lui l’ha aperto per me). Poesia. Nel frattempo esploro i dintorni. C’è un vento assurdo, fortissimo e continua a piovere senza stop. Bisogna essere davvero equipaggiati ma la cosa più bella è che, dopo un po’, si sta bene con il connubio pioggia-mare-natura. Ve lo assicuro. Comunque, divento amico di una stramba coppia di signore che alle 11.30 vogliono assolutamente farmi assaggiare il loro Gin nel loro bar( c’è
solo un bar a Scalloway, andateci, e salutate la coppia di signore che lo gestiscono, sono uno spasso).
Accetto e oltre al Gin ( buonissimo!!) mi fanno una ottima omelette. Da Scalloway decido così di andare a visitare le isole dell’Ovest, West Burra e la sua cittadina Hamnavoe. Altro bus, altra attesa. L’autista è un signore originario di Sumburgh che mi attacca un pippotto sui vichinghi per mezz’ora quasi. Io capisco solo il 5 % di quello che mi dice, ma annuisco, sorrido, lui sorride. Insomma alla grande.
Finalmente arrivo alle West Burra e.. C’è il sole!!!! Quasi mi commuovo, davvero. Non solo ha smesso di piovere ma c’è pure il sole. Il sole a gennaio alle isole Shetland. Il paesello di Hamnavoe è microscopico ma di una bellezza incontaminata. Avete presente un libro di favole? Ecco sembra un paesello fiabesco. Mi siedo sul porticciolo, mi godo il sole e penso che non c’è cosa più bella di viaggiare. La libertà che ti regala un viaggio è qualcosa di eccezionale. E la libertà è tutto, no? Dopo aver esplorato l’isola,si riparte. Bus (ormai alle fermate del bus mi conoscono tutti..) viaggio, e si torna verso il B&B.
È di nuovo notte, l’ennesima avventura conclusa.
Cosa ho imparato oggi?
Che nonostante il vento, la pioggia, temporali e tempeste, nonostante sia inverno, e tu sei in culo al mondo, nonostante tutto, beh, il sole può sempre uscire e sorprenderti. Daje forte.

Diario di bordo #5.
Anche oggi sveglia presto, solita routine. Mi vesto, colazione. Apro la finestra della camera e, sorpresa.
Non piove. Non tira vento, e inizia a intravedersi il sole per l’alba. Wow. Sono felicissimo. Sono le 8.00, manca ancora un po’ all’alba perché qui il sole inizia a spuntare per le 9.00, ma io mi catapulto letteralmente fuori. Giretto fischiettando per Lerwick e alle 9.00 prendo il mio solito bus. Oggi direzione Hillswick e il Parco nazionale di EshaNess. Più passano i minuti sul bus e più il sole fa capolino. Il
viaggio è veloce, dopo 40 minuti supero Brae, nel Nord di Mainland. Da lì il bus devia a sinistra e si inizia a dirigere nel Nord Ovest. E altra sorpresa, dopo Brae, il nulla. Cioè ma sapete cosa vuol dire il nulla? Davvero nulla, solo prati, pony, pecore, uccelli, fiumi, mare e stop. Ne case, ne fattorie, ne persone. Niente. Sul bus, nel frattempo sono tutti scesi e son rimasto io. Il bus va per ancora mezz’ora
nel nulla cosmico, quando all’improvviso, tié, case. E si ferma. “This is Hillswick” mi dice. Scendo. 8 case, le ho contate, un supermercato, un ristorante che funge anche da hotel, 2 fattorie, una chiesa, una scuola. Stop. Però, è qua viene il però. Due mari. Qui c’è un istmo di terra, dove da una parte c’è il mar del Nord e dall’altro l’Oceano Atlantico. Inizio a esplorare la cittadina e poi imbocco un sentiero che avevo precedentemente studiato. Nel frattempo cazzo c’è il sole!! Dopo due ore di trekking, arrivo a destinazione. Scogliere, oceano, panorama mozzafiato. C’è una spiaggia, viene voglia di tuffarsi. Il sole si sente e sfoggio i miei occhiali da sole. Ecchecavolo, gli ho portati e mi sparo due selfie. Son troppo felice. Sono nel bel mezzo di un parco nazionale. Continuo a camminare, tra sentieri e mare la vista è sempre più fiabesca. Incontro un altro viaggiatore. Ci salutiamo, lui sorride, io sorride ed entrambi sappiamo che stavamo pensando la stessa cosa ” Siamo due matti a stare qua in inverno, ma due matti che c’hanno visto giusto: guarda che panorama”. Intorno alle 13 inizio ad avere fame e decido di
andare nel ristorante del paese. Mangio benissimo, e la vista è suprema (St Magnus Bay Hotel, ve lo consiglio). La proprietaria mi dice di andarmi a vedere il tramonto in una baia lì vicino. E allora vado.
Cavolo, aveva ragione. È un qualcosa di unico. E mi sento un privilegiato, a vivere questo momento.
Dopo qualche minuto mi si avvicina un signore, un contadino che lavora nella farm lì di fronte. Si siede affianco a me. Non parla. Dopo un po’ si gira verso di me, mi strizza l’occhio e mi dice ” I love these fucking Shetland..” e se ne va. Ha ragione, ho imparato anche io ad amarle.
Non bisogna mai smettere di viaggiare, di fare qualsiasi viaggio. Ovunque sia la destinazione. In qualsiasi periodo, soli o in compagnia. Non bisogna davvero mai e poi mai smettere di viaggiare.


Diario di bordo #6
Ultimo giorno nelle Isole Shetland. Mi sveglio alla buon ora, finisco di chiudere lo zaino e sono pronto ad affrontare l’ultima giornata qui nella terra dei vichinghi. Mi dirigo a piedi verso la Gulber Wick.
Costeggio il mare che bagna Lerwick e c’è un sole bellissimo che sta per sorgere. Il panorama è strepitoso. Ad un tratto, vedo degli spruzzi in mezzo al mare. Sono foche. 4 foche che giocano. Il cuore batte forte e mi fermo ad osservarle. Una di queste esce dall’acqua e si ferma a pochi metri da me su una roccia. Che spettacolo. Sembra quasi volersi mettere in posa per delle foto. Un signore che passa,si ferma con me. Esclama “Oh, Weddell Seals!”. Riparto felice. La mia giornata è iniziata già alla grande. Poco dopo mi fermo al Bronch of Clickimin,un sito archeologico molto ben conservato dell’età del ferro. Scatto delle bellissime foto col sole che inizia a scaldarmi. Arrivo bella baia che cercavo e quasi mi viene voglia di farmi un tuffo. Mangio qualcosa e riprendo la strada per Lerwick e mi dirigo per la Knab road. Le sue spettacolari scogliere danno casa a centinaia di uccelli. Cavolo, guardo l’orologio e sono già le 15. Tra poco devo prendere la nave per le Orcadi. Prima però torno in centro nella capitale delle Shetland e visito qualche negozio che vende capi in lana. Sono davvero bellissimi. I maglioni costano dai 60 alle 80 sterline. Scrivo le ultime cartoline. Mi carico e vado al ferry terminal. Il viaggio alle Shetland è terminato e ora mi aspetta una traversata di 6 ore per arrivare alle Orcadi, a Kirkwall.
E ora le cose che ho imparato alle Shetland:

  • alle Shetland si cammina come se non ci fosse un domani, bisogna camminare, sempre, su e giù. Non importa dove vai, non importa con chi vai o come ci vai. L’importante è che vai.
  • alle Shetland, anche quando sei in mezzo al nulla, che non c’è davvero nessuno, cioè proprio solo in culo al mondo, non preoccuparti, prima o poi qualcuno appare sempre. Un uomo, un bambino, un gabbiano, un pony o una pecora, una foca o un autista di un pullman da qualche parte spunterà e non sarai solo.
  • alle Shetland si mangia di continuo. Non esistono orari. Basta che mangi. Colazione( che è un pranzo) alle 8. Pranzo alle 11.30. Tea moment( che è un pranzo) alle 15.30. Cena alle 18.30. Birra ( che è una cena) al pub alle 21.30. Spuntino di notte quandotepare. Insomma non guardare l’ora. Basta che mangi.
  • Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Verde. Ovunque.
  • alle Shetland tutti ti salutano, TUTTI. Cioè davvero tutti. È na cosa impressionante. Stai sempre a dì “HI. HELLO. GOOD MORNING“. Stanno in fissa coi saluti. Io dopo un po’ rispondevo ai loro saluti con frasi tipo” Futsd hiw” o “ Canemordecane“ o “ Vivalapappappappa ” e loro rispondevano contenti.
    Quindi alle Shetland non è importante come saluti. L’importante è che saluti, cazzo.
  • NON FA FREDDO. NON FA FREDDO. NON FA FREDDO. Alle Shetland in inverno non fa freddo. Ci sono sempre 5 o 6 gradi. È che piove spesso e tira un vento della Madonna. Ma, ripetiamo in coro :”Alle Shetland a Gennaio non fa freddo”.
  • Alle Shetland il mare è il padrone. Ovunque ti giri c’è il mare. Tu pensi, quello sarà un lago, un laghetto. No, ti sbagli. È il mare. È ovunque. Dove ti giri c’è l’oceano atlantico o il mar del Nord.

Cosa seria.
Alle Shetland impari a stare nel silenzio più bello del mondo. Il vento. La pioggia. Il suo è le mare. I versi degli uccelli. È un silenzio strano. Ma è qualcosa che ti fa innamorare. Ecco, se cerchi questo silenzio, se cerchi la natura più pura, vieni alle Shetland.


Passo e chiudo. Vado alle Orcadi.


1 commento

ISOLE SHETLAND, ISOLE ORCADI E NORD DELLA SCOZIA – II PARTE · 23 Ottobre 2019 alle 16:09

[…] QUI LA PRIMA PARTE DEL RACCONTO […]

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