Ci si sveglia presto oggi. Oscar, ragazzo cileno, mi ha messo in contatto con alcuni comitati che stanno organizzando le manifestazioni a Santiago. Tutti i venerdì, da tre mesi ormai, si svolgono cortei, presidi, sit-in, in tutto il Cile, in contemporanea contro il governo Pinera, gli abusi della polizia e per cambiare la costituzione. Sono manifestazioni molto partecipate, molto più degli altri giorni. E io , che ho seguito già due giorni di proteste, comincio a prepararmi. Mi dicono che la polizia e i carabinieri nei venerdì sono particolarmente violenti e che, quindi, c’è bisogno di tutelarsi al meglio. Preparo una bottiglia di acqua, bicarbonato e limone. Compro degli occhiali per proteggermi gli occhi. Mi vesto con abiti impermeabili.
Già da dopo pranzo inizio a sentire le sirene della polizia.
Nel Barrio Bellavista, proprio vicino a Piazza Italia, fulcro della protesta qui a Santiago, le persone chiudono i negozi e i locali, scendono in strada e cominciano ad assembrarsi in maniera spontanea. Pare quasi tutto irreale, perchè il tempo scorre lento e nell’aria si percepisce tensione e adrenalina. Alle 17 mi dirigo verso Piazza Italia e l’odore acre dei lacrimogeni inizia ad essere forte. Da tutte le vie limitrofe a Piazza Itala, mini cortei selvaggi iniziano a urlare slogan e a muoversi. Difficile capire i numeri, perchè si stratta di decine di strade connesse ad una piazza. Le voci che circolano parlano di quasi già 50.000 persone nelle strade.



Paura.

A stento riesco ad entrare in Piazza Italia per fotografare e documentare la manifestazione. Ma è qui, proprio in questo momento, che finisce il mio ruolo da fotografo e comincio ad avere paura. I paco, i carabinieri cileni, con mezzi blindati e idranti si piazzano in tutte le strade e corrono all’impazzata sulla folla, sparando acqua mescolata a vari componenti urticanti, sparando centinaia di lacrimogeni in poco tempo. L’aria è irrespirabile e io cado a terra un paio di volte. La seconda volta vengo aiutato da due ragazze che mi rinfrescano il volto con acqua e bicarbonato. Sono in una via chiusa, mi ritrovo con un migliaio di persone stretto in una viuzza davvero piccola che non ha via d’uscita. Gli idranti continuano a sparare acqua e io sono fradicio. I carabinieri sparano proiettili di gomma ad altezza d’uomo. La prima linea, i manifestanti che impattano con la polizia, urla di abbassarsi al suolo e tutti e tutte seguiamo le loro istruzioni. Due signore dietro da me vengono colpite alle ginocchia e cadono a terra rovinosamente. C’è tanto sangue. Un gruppo di Ni Una Menos chiama immediatamente i paramedici che seguono il corteo, che a fatica arrivano portando via le due signore. E ancora lacrimogeni. E ancora aria irrespirabile. Ci si ripara come si può. La prima linea non smette però di lanciare pietre e provare a farci uscire da quel tappo maledetto in cui ci ha ficcato la polizia cilena. E finalmente riusciamo a muoverci in corteo e a tornare in una via principale. Ci si guarda tutti e tutte negli occhi. Qualcuno piange. Qualcuna è stata ferita dai lacrimogeni. Ma ci si aspetta. Uno sorregge l’altra.

Amore.

Si marcia stretti l’uno con l’altra. Io sono completamente bagnato e il cuore mi batte a mille. Un ragazzo mi stende una sorta di asciugamano, poi io lo passo ad un altro signore. Ognuno qui, ti chiama hermano o hermana. Non importa chi tu sia. Anche perchè il 90 % ha il volto semi coperto da maschere per proteggersi. Solo gli occhi si vedono. E tramite gli occhi che ci si parla, ci si aiuta. E’ una sorta di amore collettivo, una sorta di comunità di resistenza compatta che avanza. Alcune riconosco il mio accento non proprio cileno e mi chiedono se sto bene, se necessito di qualcosa. Addirittura una signora si offre volontaria di “scortarmi dalla zona calda” . Io la ringrazio, sorrido. Ma voglio rimanere in questo spezzone. Ormai è amore. Insieme avanziamo . Mi sposto nella prima linea e riesco a fare foto. Dopo una ora intensa di scontri con la polizia entriamo in Piazza Italia, denominata dal popolo Piazza della Dignità. Assieme a noi altri mini cortei, poco alla volta, riescono a confluire in Piazza. Ogni gruppo che riesce ad entrare in Piazza leva urla di gioia e tutti gli altri e tutte le altre applaudono. Ci si abbraccia. Fortissimo. Ci si continua a chiedersi se è tutto ok. Molte attiviste, appena lacrimogeni vengono sparati in aria, alzano le braccia al cielo sventolando spray con acqua e bicarbonato urlando forte ” Aqui” . E’ difficile descrivere ciò che si prova stando qui dentro. L’unica cosa che mi viene da scrivere è che, io con loro, in mezzo a queste persone, mi sentivo sicuro. Sicuro per davvero. Perchè sapevo che nulla avrebbe potuto la polizia contro questo amore collettivo, nessuna violenza avrebbe potuto abbattere questa rete di solidarietà che la piazza aveva creato, nessuno poteva ferirci per davvero, perchè ad ogni persona caduta a terra ne accorrevano altre cento a rialzarti, per ogni persona in difficoltà c’erano mille pronte a difenderti e aiutarti, per ogni lacrimogeno sparato c’erano ragazzi e ragazze pronti a buttarlo altrove.

La prima linea

Decido di spostarmi dalla Piazza centrale. Riprendo la mia macchina fotografica e mentre la piazza inizia a riempirsi, da lontano vedo un blocco enorme di migliaia di persone, che fanno defluire il corteo in piazza. Sono lì davanti, avvolti da un fumo di lacrimogeni. Sono la prima linea. Tantissime le donne, tantissimi i ragazzini. Senza sosta e senza pausa formano un blocco enorme tra la polizia e il resto del corteo, per permettere a tutti e tutte di poter entrare nella Piazza della Dignità . Senza tregua si scontrano con la polizia che lancia lacrimogeni e proiettili. Ma la prima linea è preparata, con scudi e maschere. Qualcuno viene preso e portato via dai Paco. In questo genere di cortei , qui la pima linea, è fondamentale. Sono le attiviste e gli attivisti più generosi. Quelli che davvero ci mettono cuore, anima e corpo. Il corteo spesso gli applaude e sono decine di striscioni a loro sostegno. Gli autobus si fermano da lontano e “donano”estintori.
La prima linea non arretra mai, non può permetterselo. Deve proteggere migliaia di persone nel corteo. Una roba pazzesca, una cosa cosi’ mai vista. Erige barricate. E resiste a tutto.

L’epilogo.

Dopo quasi 5 ore di cortei e scontri, quasi tutti e tutte riescono ad entrare in Piazza. I numeri sono altissimi. Quasi 200.000 mila persone solo qui a Santiago. Ma cortei grossi anche a Valparaiso, Antofagasta, La Serena. Iniziano i balli, si espongono gli striscioni. Si fa festa perchè si ha vinto. Nulla ha potuto la violenza della polizia. Le persone si sono riprese le strade e le piazze. Ci sono flash mob, e artisti che cantano. Qui la lotta è così. Dura ma romantica. Si finisce sempre con una grande festa collettiva, tra bicchieri alzati al cielo e baci densi e sinceri.
Io non so come sarà il proseguo di questo movimento, se davvero riuscirà a migliorare la situazione del Cile, se la costituzione cambierà, se gli abusi della polizia cesseranno, se i governi inizieranno ad ascoltare le richieste del popolo per davvero. Però sono testimone vivente di qualcosa di eccezionale. Un movimento che è diventato parte della struttura del Paese. E un Paese che si è fatto movimento. E la lotta continua. Senza tregua, con amore e dignità.

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